Sono state monitorate alcune allieve della palestra Oasi del Fitness di Cento, per sei lezioni consecutive: tre ad alta intensità e altrettante di media intensità. Sono stati rilevati frequenza cardiaca e EPOC, attraverso l’uso di cardiofrequenzimetri Suunto T6.
La valutazione del range allenante si è ottenuta con la formula di Karvonen. Ma se il concetto di frequenza cardiaca è noto a tutti, soffermiamoci solo un momento sull’EPOC.
L’acronimo significa Eccess Postexercise Oxygen Consuption, ovvero, l’aumento dell’attività di consumo ossidativo che si verifica dopo l’esercizio fisico. Tale aumento, provoca un incremento del metabolismo in quanto l’organismo “consuma” di più per riparare gli stress indotti dall’allenamento.
L’EPOC può essere più o meno alto e può durare più o meno a lungo, a seconda dell’intensità e della durata del’esercizio.
Sono stati monitorati così, con le stesse persone, due diversi allenamenti con due diverse tecniche: in quello più intenso si utilizzavano carichi anche di 22 kg. per gli squat, mentre le pause tra una sessione e l’altra erano attive (per esempio, esercizi per addominali); nel lavoro meno intenso ma continuato (circa la metà del carico rispetto al primo formato), non c’erano pause tra le sessioni. L’utilizzo di carichi maggiori della prima lezione, ha reso impossibile eseguire le lezioni di pump nella forma “classica”, quindi forse si è perso qualcosa nell’organizzazione delle sequenze, ma l’intensità si è sicuramente spostata, passando dai 4/5 minuti di lavoro continuato per gruppo muscolare, a dei periodi di impegno per i singoli distretti più brevi ma anche più intensi, con una discreta elevazione dei picchi di frequenza cardiaca e quindi anche della media delle pulsazioni. Risultato ulteriore, anche l’EPOC indotto dall’intensità del lavoro si è innalzato favorendo il consumo calorico pure nel periodo post-allenamento.
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